
“Il mercato c’è. L’Amministrazione no.”
4 Marzo 2026C’è un momento preciso in cui ci si rende conto che la città non è pensata per tutti. Può essere uno scalino davanti a un ospedale, un tornello troppo stretto, un display che non parla la lingua di chi non sente. Per milioni di persone con mobilità ridotta, questi non sono inconvenienti: sono muri.
M.A.R.T.A. — Mobilità Accessibile per il Raggiungimento di Tutte le Aree Outdoor/Indoor — nasce esattamente da questa consapevolezza. È un progetto promosso dall’ing. Luca Brancaccio che prova a rispondere a una domanda semplice nella formulazione, complessa nella pratica: come faccio ad arrivare dove devo andare, senza che la mia disabilità diventi un ostacolo insormontabile?
Il cuore di MARTA è il percorso dell’utente. Tutto parte dall’outdoor: la persona si registra al servizio attraverso la piattaforma e da quel momento il sistema la accompagna lungo ogni fase dello spostamento.
Prima tappa: l’accesso al trasporto pubblico. MARTA si integra con bus, metropolitane e treni, assicurando che il mezzo sia effettivamente fruibile — non solo teoricamente accessibile. Perché sapere che “esiste un’entrata per disabili” è diverso dal sapere se è aperta, funzionante e raggiungibile adesso.
La vera sfida, spesso sottovalutata, è quella indoor. Arrivare in una struttura sanitaria è già un’impresa; orientarsi al suo interno, trovare il reparto giusto, interagire con i totem informativi — tutto questo può trasformarsi in un labirinto.
MARTA risponde con i Dispositivi Accessibili: terminali e interfacce progettati per comunicare con persone non udenti, non vedenti o con ridotta mobilità motoria, attraverso tecnologie Bluetooth e Wi-Fi. Non è fantascienza: è integrazione tecnologica applicata all’inclusione reale.
Il risultato è un Servizio Accessibile end-to-end: dall’uscio di casa fino allo sportello della struttura sanitaria, senza interruzioni, senza zone d’ombra.
MARTA si inserisce nel framework della Sanità 4.0, ma ne rifiuta la versione fredda e puramente tecnocratica. Qui la tecnologia non è fine a sé stessa: serve a restituire autonomia, dignità e accesso a chi troppo spesso viene dimenticato nella progettazione degli spazi urbani e sanitari.
Il prototipo è stato rilasciato il 6 marzo 2026. Un punto di partenza, non di arrivo.





