
Chi sono
L’ingegnere Luca Brancaccio è un professionista e manager con una consolidata esperienza nel settore delle infrastrutture e dei trasporti. Attualmente, ricopre il ruolo di Direttore Generale presso l’AMC SpA, l’azienda della mobilità di Catanzaro .
Recentemente, è stato nominato membro del Consiglio di Amministrazione dell’ANM SpA, l’Azienda Napoletana Mobilità.
In precedenza, l'ing Brancaccio ha maturato una significativa esperienza presso l’Ente Autonomo Volturno Srl (EAV), dove ha ricoperto incarichi di responsabilità nel settore ferroviario, metropolitano ed automobilistico.
Dal punto di vista istituzionale, l’ing. Brancaccio ha ricoperto il ruolo di Assessore con deleghe ai Lavori Pubblici, alla Digitalizzazione, al PNRR e all’ idrogeologia del territorio nel Comune di Casoria, contribuendo allo sviluppo e alla gestione di progetti infrastrutturali, nonché alla completa digitalizzazione dei servizi al cittadino.
L’ing. Brancaccio ha sviluppato anche una approfondita conoscenza nel settore sanitario e nell’uso di tecnologie avanzate quali Internet of Things (IoT), Sistemi di Trasporto Intelligente (ITS), beacon Bluetooth, reti WIFI e app mobili. È l’ideatore ed il progettista del sistema integrato denominato MARTA, ovvero Mobilità Accessibile per il Raggiungimento di Tutte le Aree (Outdoor/Indoor). Un sistema integrato di navigazione outdoor/indoor e trasporto accessibile per persone a mobilità ridotta, nell’ottica di migliorare l’accesso ed il ricovero ai presidi sanitari.
La sua carriera evidenzia una profonda competenza nella gestione di sistemi di trasporto pubblico locale e nella realizzazione di opere infrastrutturali, mediante l’uso di tecnologie avanzate, consolidando la sua reputazione come figura chiave nel panorama della mobilità urbana e regionale.
Nel 2016, l’ing. Brancaccio è stato anche insignito del premio nazionale “Mario Fiore” per l’intensa attività svolta nel campo dei trasporti e della mobilità.
Nel 2025, L’ing. Luca Brancaccio è risultato idoneo ed è iscritto all’Albo nazionale dei Direttori Generali delle Aziende e degli Enti del Servizio Sanitario Nazionale, istituito presso il Ministero della Salute.


Luca Brancaccio: quando la tenacia diventa visione.
C’è qualcosa di profondamente onesto nella figura della formica. Non fa rumore, non cerca riflettori, eppure costruisce. Giorno dopo giorno, con una precisione che sfiora l’ostinazione. E quando penso al mio percorso, è proprio questa immagine che mi viene in mente: non quella dell’eroe solitario, ma del costruttore paziente.
Ho sempre pensato che il vero cambiamento non nasca dai gesti eclatanti, ma dalla capacità di restare. Di non mollare quando tutto sembra fermo, di continuare a credere in un’idea anche quando nessuno la vede ancora realizzata. Ed è qui che riconosco la forza di chi, come me, sceglie la strada più lunga: quella della coerenza.
Cosa mi insegna la formica (e chi le assomiglia).
La formica non si chiede se il peso che porta è troppo grande. Lo porta. Non si domanda se il formicaio sarà pronto domani. Continua. E in questo c’è una lezione che trovo sempre più rara: la disciplina senza spettacolo.
In tal senso, mi sembra incarnare esattamente questo spirito. Non parla più del necessario, non promette rivoluzioni. Lavora. E nel farlo, costruisce sistemi, relazioni, processi che reggono nel tempo. Perché sa — e questo è il punto — che le idee brillanti sono ovunque, ma le persone capaci di realizzarle sono poche.
Quando le difficoltà diventano metodo.
Mi ha sempre colpito una cosa: chi lavora davvero non cerca mai di evitare la complessità. La attraversa. Non sono uno che aggira i problemi. Li affronto, li scompongo, li risolvo con una calma che potrebbe sembrare lentezza, ma che in realtà è precisione.
È il metodo di chi sa che non esistono scorciatoie, solo strade più o meno solide. Ed io scelgo sempre quelle solide, anche quando richiedono più tempo, più fatica, più responsabilità.
Una scelta controcorrente.
Viviamo in un’epoca che celebra il lampo di genio, il colpo di scena, il successo immediato. E in questo scenario, la figura della formica — e di chi ne condivide lo spirito — appare quasi fuori tempo. Eppure, è proprio qui che sta la sua forza.
Perché alla fine, quando tutto il rumore si placa, restano in piedi solo le cose costruite bene. E quelle cerchiamo di costruire. Non chiedo applausi, ma lasciamo opere. Nessun proclama, ma realizzazioni.
E a me, questo modo di stare al mondo, continua a sembrare il più coraggioso di tutti.

